Distretto della Calzatura: ottimi risultati alla fiera internazionale Micam
03/12/2010

Il 30 novembre 2010 si è concluso con ottimi risultati il progetto “MICAM Shoevent: una vetrina internazionale per la promozione di prodotti innovativi (anche brevettati) e la collaborazione transnazionale del Distretto della Calzatura”, alla quale le aziende venete del “Distretto della Calzatura” hanno partecipato numerose. Il Micam Shoevent ha rappresentato per il Distretto della Calzatura uno dei principali appuntamenti d’incontro con i buyers internazionali. Nel corso della manifestazione, il “Distretto” si è contraddistinto con un “info-point” per la promozione della Riviera del Brenta e del Veneto calzaturiero approntato da Acrib Servizi – capofila dell’ATI Distretto della Calzatura – e realizzato con il sostegno e contributo della Regione Veneto, L.R. 08/03 e succ. mod. Le aziende espositrici erano riconoscibili grazie al “filo conduttore” del logo identificativo del Distretto esposto all’esterno degli stands, favorendo la comunicazione ai buyers sull’identità regionale. L’iniziativa ha raggiunto gli obiettivi previsti di promozione della produzione calzaturiera veneta, espressione di creatività, innovazione e fashion, associata ad un contesto di “cultura globale” di qualità e stile di vita. A beneficio delle PMI del Distretto, la collaborazione transnazionale con i gruppi d’acquisto europei ha portato a interessanti sviluppi post-crisi, ad un interscambio di informazioni utili sull’andamento dei consumi e, in particolare, del mercato europeo, permettendo una risalita degli ordinativi e una riqualificazione della domanda. Un importante traguardo raggiunto grazie alla L.R. 08/03, Bando 2009, Misura 6a, è rappresentato dalla brevettazione di alcuni modelli innovativi di calzature, realizzati in materiali ecocompatibili, dando lustro al “made in Italy”. Questa tutela ha aperto nuove frontiere verso la “green economy” e raggiunto nuove nicchie di clientela, esigente e sensibile non solo alla qualità, allo stile e design italiano, ma anche alla salvaguardia ambientale. E’ stata sostanzialmente potenziata la visibilità delle imprese aderenti al “Distretto della Calzatura” nei contatti con gli oltre 42.329 visitatori in totale: +6,2% rispetto all’edizione di settembre 2009, 21.103 i visitatori stranieri, anch’essi in aumento del 2,2% sull’analoga edizione dello scorso anno; e parimenti in crescita gli operatori italiani che fanno segnare un +10,5% con 21.226 visitatori. La classifica dei Paesi è rassicurante e dimostra la vocazione internazionale del Distretto della Calzatura. P A E S E NR. VISITATORI SPAGNA 1.812 FRANCIA 1.442 RUSSIA 1.397 CINA-HONG KONG 1.139 GERMANIA 1.108 GIAPPONE 1.103 SVIZZERA 1.099 GRAN BRETAGNA 989 GRECIA 855 OLANDA 785 BELGIO 749 TURCHIA 561 PORTOGALLO 558 POLONIA 547 UCRAINA 546 AUSTRIA 424 U.S.A. 412 ISRAELE 294 AUSTRALIA 261 DANIMARCA 223 LIBANO 203 SVEZIA 200 IRLANDA 185 BRASILE 176 BULGARIA 173. La prima metà del 2010 si era chiusa all’insegna di cauti segnali di ripresa. Dopo un periodo lungo e severo di congiuntura sfavorevole, buona parte delle variabili economiche del settore non mostra più dinamiche negative. I volumi produttivi, seppur con variazioni assolute ancora molto modeste, evidenziavano un segno positivo che non si riscontrava da anni, così come il portafoglio ordini che, anche riguardo a mercati da tempo sottotono, denotava un ritrovato spessore. L’interscambio commerciale ha registrato segni di vivacità con un salto in crescita, dopo un biennio di arretramenti. Si è trattato comunque di una prima inversione di tendenza, giacché il gap rispetto ai livelli di attività pre-crisi restava considerevole. Ovviamente le variabili strutturali non beneficiavano ancora di questo quadro, sia per l’entità dell’evoluzione in atto, sia perché sono più lentamente toccate dal cambiamento. L’occupazione evidenziava ancora dinamiche negative e, dato il lungo periodo di crisi, i bilanci delle imprese risultavano ulteriormente appesantiti dall’andamento economico finanziario generale. Le indicazioni relative alla seconda parte del 2010 erano caratterizzate da un prudente ottimismo. L’evoluzione di ordini e mercati era attesa in ulteriore consolidamento e, seppur non ancora in grado di modificare radicalmente la prospettiva congiunturale, tale mutato scenario poteva certamente aiutare le imprese calzaturiere nella definizione di nuove strategie sfidanti su prodotti e mercati. Il peggio sembra essere dunque alle spalle, anche se solo i mesi a venire sapranno dare maggiori indicazioni sulla durata e sulla consistenza di questa ripartenza. Molteplici sono infatti le incognite nel panorama internazionale: l’incremento generalizzato dei debiti pubblici, la capacità produttiva inutilizzata e la crescente disoccupazione sono tutte variabili che potrebbero frenare un rilancio repentino e vigoroso della domanda internazionale, soprattutto nei prodotti di fascia medio-alta e alta, maggiormente esposti alla debolezza dei redditi delle famiglie. La rilevazione sull’andamento della produzione nel primo semestre mostra un lieve recupero rispetto ai depressi livelli dell’anno precedente. Secondo l’indagine a campione condotta tra gli aderenti al Distretto, dopo la flessione del 12% registrata a consuntivo 2009, la prima metà del 2010 si era chiusa con un incremento reale dei volumi prodotti del +0,6%, malgrado i primissimi mesi avessero evidenziato risultati ancora insoddisfacenti. Se si considerano anche le variazioni dei prezzi, il valore della produzione si può stimare in aumento dell’1,6% circa sull’analogo periodo 2009. La distribuzione delle imprese intervistate in base agli incrementi/decrementi riflette il mutato quadro congiunturale. Se per il 36% dei rispondenti il periodo in esame ha evidenziato l’ennesima riduzione dei volumi e per il 23% una stabilità, oltre il 40% delle imprese contattate ha incrementato i livelli produttivi. In particolare, un’azienda su quattro ha dichiarato un aumento dell’output superiore al 5%. L’andamento dei prezzi conferma una tendenza abbastanza restrittiva, anche perché la domanda non garantisce ancora grandi margini di libertà. Nel primo semestre si sono registrati trend di crescita dello 0,8% per quanto riguarda i prezzi interni e dell’1,3% per quelli esteri. Le attese per la seconda parte del 2010 indicavano un possibile consolidamento delle tendenze positive a breve termine. La quota dei pessimisti si ferma al 25%; il 20% dei rispondenti ha indicato stabilità; il 55% prevede un ulteriore aumento dei volumi produttivi. E’ dunque probabile che il 2010 si chiuda con un incremento della produzione reale. Si tratterebbe, ovviamente, di un recupero assai parziale rispetto alle pesanti perdite degli anni recenti (l’output nell’ultimo decennio si è dimezzato in quantità); ma sarebbe una conferma del fatto che, lasciati alle spalle gli effetti della grave crisi economica internazionale, gli ordini sono finalmente ripresi. Anche il grado di utilizzo degli impianti, tradizionalmente su livelli alti in valore assoluto, risulta in aumento rispetto alla precedente indagine (era pari al 71% a consuntivo 2009): a giugno 2010 il valore è stimato prossimo all’80% ed è previsto sui medesimi livelli per la fine dell’anno in corso. I dati Istat di interscambio commerciale mostrano la ripresa dei flussi, sia in entrata che in uscita. L’export, dopo un primo bimestre insoddisfacente (-0,1% in volume e -9% in valore), ha registrato nei 4 mesi successivi aumenti tendenziali a doppia cifra, che hanno portato ad un incremento complessivo del +11,6% in quantità nel primo semestre, con un +6,4% in termini di valore. Il prezzo medio è sceso del 4,7%, a testimonianza dei sacrifici sostenuti dalle imprese al fine di recuperare gli ordini. A livello nazionale, in totale, sono stati esportati 115,9 milioni di paia di calzature (12 milioni in più rispetto all’analogo periodo del 2009) per un valore di 3.078 milioni di euro, comprendendo in tali cifre sia la vendita all’estero di produzione realizzata in Italia che le operazioni di pura commercializzazione. Le aziende del Distretto si inseriscono con preponderanza in questo quadro di risalita. Il motore della domanda internazionale si è dunque, finalmente, rimesso in moto, anche se il ritorno ai livelli pre-crisi richiederà, come più volte anticipato, tempi lunghi: il recupero finora evidenziato – benché confortante – è solo parziale, come sottolinea il raffronto con i dati del 1° semestre di due anni fa (2008), rispetto ai quali le vendite estere risultano ancora inferiori di un -5,6% in volume e di quasi il 10% in valore. Segni positivi si registrano su quasi tutti i principali mercati; uniche eccezioni Russia e Grecia (che a fronte di incrementi in quantità evidenziano ancora flessioni in valore), Giappone (stabile in volume ma in calo del 6% in valore) e, con riduzioni purtroppo significative, gli Emirati Arabi e l’Ucraina (nell’ordine del -15% in valore). Bene invece la Francia, che dopo la tenuta dello scorso anno mostra una crescita del 16,8% in quantità (e +10,2% in valore) e si conferma il nostro primo cliente. Dinamiche soddisfacenti anche per due mercati da tempo in difficoltà: Germania (+6,8% in valore) e Stati Uniti (+15%). In termini di macroaree, Est Europa-CSI e America Centro-meridionale sono le uniche a presentare arretramenti, sia in volume che in valore. L’Unione Europea, che assorbe i 3/4 delle quantità esportate, fa segnare un +15% (con un +8,2% in valore). Andamento premiante anche per le vendite in Estremo Oriente (+14,4% in volume globalmente, con Cina +41% e Hong Kong +30%). L’analisi per voce merceologica mostra segni positivi in tutti i comparti, con aumenti però inferiori alla media per le scarpe con tomaio in pelle (+6,7% in volume e +4,2% in valore), da sempre uno dei cardini del Made in Italy dal momento che incidono per oltre l’80% sul fatturato estero complessivo. Tra queste, recupero piuttosto limitato (+2,1% in quantità) per le scarpe da passeggio, penalizzate dall’ulteriore battuta d’arresto delle calzature destinate alla clientela maschile (-11,6%); bene invece la tipologia “passeggio donna” (+7,6%). Anche tra i sandali (+12,4%), in crescita quelli per donna ma performance negative per quelli da uomo (-11,2%), oltre che per i sandali da bambino (-8,8%). Aumento del 9,4% per le calzature alte (scarponcini e stivali) e del 9,8% per le scarpe di sicurezza in pelle con puntale protettivo (salite a circa 7,3 milioni di paia). Nel comparto sintetico (+19% in volume) l’unico segno negativo è rappresentato dalle sportive (-10,2%). Il saldo commerciale del settore, da sempre in attivo ma in flessione negli ultimi due anni, è salito nel periodo gennaio-giugno 2010 del +8,6%, attestandosi a 1,3 miliardi di euro. Contrariamente a quanto avvenuto nelle recenti rilevazioni, in media il portafoglio ordini registra in questa occasione un incremento, fornendo così un importante supporto ai fenomeni di miglioramento della congiuntura che si stanno realizzando nel settore. L’indagine su un campione rappresentativo, che non scomputa i riordini, ha messo in luce una crescita complessiva degli ordinativi raccolti nel periodo successivo alla fiera da aprile a giugno 2010 pari al +4,3% in quantità. Migliora in particolare l’andamento degli ordini esteri, che si confermano come la componente più dinamica della domanda. La raccolta in Germania, dopo un lungo periodo di sofferenza, evidenzia un trend moderatamente favorevole (+4,9% in volume), così come il livello del portafoglio ordini relativo ai restanti mercati comunitari (+7,7%). Le indicazioni dal mercato USA sono anch’esse improntate all’ottimismo (+9,1%), in linea con il già commentato recupero nell’export. Incoraggiante anche il trend degli ordinativi dalla Russia (+13,9%), che ha dato speranze circa una svolta rispetto alle difficoltà emerse, oltre che nel 2009, anche nei primi mesi del 2010. Gli ordini dal Giappone raccolti dalle aziende del campione fanno invece segnare, purtroppo, un arretramento nell’ordine del -4,5%. A completamento del quadro relativo agli ordini esteri, il dato residuale concernente gli “altri Paesi” evidenzia un aumento del 4,7%. Con riferimento al mercato interno, e in linea con l’andamento poco brillante degli acquisti delle famiglie, l’incremento degli ordinativi raccolti risulta decisamente più contenuto: +0,8% sul trimestre aprile-giugno 2009. Il carnet, cioè il periodo di produzione assicurato dagli ordini in portafoglio, si mantiene di poco superiore ai tre mesi, dimostrando in media, rispetto alle più recenti rilevazioni, un irrobustimento che fa ben sperare. Anche le previsioni inerenti gli ordinativi con riferimento alla seconda parte del 2010 erano apparse nel complesso incoraggianti. Maggiore incertezza sembrava affiorare sul fronte interno, dove restano prevalenti le attese di stazionarietà (59%); la nota pessimista circa l’evoluzione della raccolta era diffusa, mentre il restante 25% del campione prevede un miglioramento. Per quanto riguarda gli ordini dall’estero le percentuali sono invece migliori: il 43% degli intervistati si attende stabilità, i pessimisti sono il 17%; raggiungono una quota non trascurabile (40%) gli ottimisti. Stenta a ripartire il mercato domestico, per il quale prosegue il trend stagnante in atto da tempo: i consumi delle famiglie, rilevati dalla società Sita Ricerca, fanno segnare nei primi 6 mesi un calo dell’1,1% in volume e dello 0,9% in spesa. I dati disaggregati descrivono dinamiche negative per i segmenti uomo (-4,6% in quantità), bambino (-6,3%) e, in misura più contenuta, sportive e sneakers (-0,7%). Pressoché stabili gli acquisti di calzature femminili; lieve crescita per il segmento “relax” (pantofole/zoccoli/ciabatte): +0,4%. Permangono le criticità sul mercato del lavoro, con la prosecuzione dei processi di ristrutturazione realizzati a seguito dei periodi di crisi negli ultimi anni. Da dicembre 2009 a giugno 2010 il numero di addetti nei calzaturifici nazionali è sceso di 2.356 unità (attestandosi a 80.551), con la chiusura di 167 imprese (-2,8% per entrambi gli indicatori). Nell’intera filiera pelle nazionale (calzaturifici + componentistica + concerie + pelletterie) sono state 334 le aziende che hanno cessato l’attività nei primi 6 mesi dell’anno, secondo le elaborazioni di Infocamere (-1,5%); 5.168 i posti di lavoro perduti (-3,2%). Il campione di aziende contattato da Acrib Servizi ha fornito un quadro non ancora favorevole: è stato denunciato un calo della forza lavoro impiegata nel primo semestre, ma il 67% ha dichiarato di aver mantenuto invariati i livelli occupazionali, mentre solo il restante 6% dei rispondenti ha segnalato un incremento dell’occupazione nel periodo in esame. Le ricadute provocate dalla più lunga e acuta recessione del dopoguerra sono destinate a protrarsi anche nei mesi a venire: le aspettative riguardanti la seconda parte dell’anno tendono infatti ad un sostanziale consolidamento della tendenza allo smagrimento attuale, con solo il 7% delle imprese intervistate che prevede di incrementare i livelli occupazionali. Per quanto concerne l’impiego degli strumenti di integrazione salariale, le cifre INPS dei primi 6 mesi 2010 evidenziano, per l’intera Filiera Pelle, un complessivo ulteriore aumento delle ore di cassa integrazione del +72,1% rispetto all’analogo periodo 2009: 15,7 milioni di ore (contro 9,1 milioni). L’andamento per trimestre mostra però un rallentamento nel numero di ore autorizzate: +115,4% la variazione tendenziale dei primi 3 mesi, cui è seguito un +42,8% nel periodo aprile-giugno 2010 La flessione della CIG ordinaria (-22%) è stata accompagnata da un sensibile incremento delle ore autorizzate della componente straordinaria – in senso stretto e in deroga, cioè concessa alle piccole imprese anche artigiane – cresciuta, soprattutto per l’effetto di trascinamento delle forti difficoltà dei mesi scorsi, del +209%. Tutte le regioni hanno registrato un considerevole aumento: il Veneto (2,8 milioni, +116,5%) ha presentato valori più elevati in termini assoluti, assieme alle Marche (3,1 milioni di ore, +109,6%), unica eccezione la Puglia (-0,6%). L’Emilia Romagna, salita a 1,3 milioni di ore, l’incremento maggiore in percentuale (+500%). Tendenze all’allungamento dei termini di pagamento, anche se in misura meno accentuata rispetto alla rilevazione precedente riferita alla situazione a dicembre 2009, caratterizzano il ciclo degli incassi e dei pagamenti, con conseguenti tensioni sul versante finanziario. I tempi di pagamento delle forniture evidenziano un orientamento alla stabilità, sia sul fronte estero (84% circa degli intervistati) che su quello interno (70%). Verso i fornitori nazionali, però, un non trascurabile 27% degli intervistati ha comunque denunciato un’estensione dei termini, a testimonianza delle difficoltà che alcune imprese stanno incontrando nel far fronte ai propri impegni. Un problema che rischia di allargarsi nel caso in cui la ripresa venisseaccompagnata da nuovi aumenti nei prezzi delle materie prime. I dati relativi agli incassi denotano ancor di più una tendenza al prolungamento dei empi, in modo particolare sul versante interno (62% degli intervistati), ma anche su quello dei clienti esteri (36% degli intervistati). Un’ulteriore indicazione della situazione non positiva dal punto di vista finanziario proviene dall’evoluzione dei crediti insoluti: se per il 44% degli intervistati il livello delle sofferenze è rimasto stabile rispetto all’anno scorso, per un 38% delle aziende gli insoluti sono aumentati, e solo per un 18% sono diminuiti. Ciò accresce ulteriormente le pressioni di carattere finanziario sui conti economici delle imprese, con effetti non positivi sulla gestione del capitale circolante. I dati de primo semestre del 2010 delineano un quadro evolutivo a tinte meno fosche rispetto a quelle che hanno contraddistinto la congiuntura del settore nei mesi precedenti. Ovviamente non si tratta ancora di una ripresa robusta in grado di assicurare il repentino avvio di una fase di crescita significativa; tuttavia rappresenta una prima boccata d’ossigeno di cui le imprese, schiacciate per molto tempo da condizioni sfavorevoli, avevano sicuramente bisogno. Con la conclusione della fase recessiva mondiale, la riattivazione a fine 2009 dei flussi di commercio internazionale, sostenuta dagli stimoli impressi dalle politiche economiche nazionali, e l’inversione del ciclo delle scorte, almeno in alcuni Paesi, hanno permesso di arrestare la caduta di produzione e fatturato nel manifatturiero, il settore più vessato dalla crisi e che adesso traina il recupero. Anche nel calzaturiero, ordini, attività produttiva e interscambio commerciale hanno ripreso ad evidenziare segni di vivacità, e le prospettive, soprattutto quelle riferite all’evoluzione dei mercati esteri, si mostrano cautamente ottimistiche: per il 35% degli imprenditori intervistati, la domanda internazionale sperimenterà un miglioramento in questa seconda parte dell’anno. Ciò non è ancora sufficiente per garantire effetti benefici né sulle variabili strutturali, vale a dire occupazione e nati-mortalità delle aziende, né su quelle finanziarie. A tal proposito va ricordato che un quarto degli intervistati ha lamentato un ulteriore peggioramento delle condizioni di accesso al credito nel 2010; e questa selettività del credito alle imprese costituisce uno dei principali freni alla ripresa. Tuttavia, mai come ora le imprese calzaturiere italiane si prodigano nel moltiplicare gli sforzi per cercare di individuare, in questa fase di ripresa, nuove nicchie di mercato promettenti – sia consolidando la presenza nei mercati tradizionali, che investendo in quelli emergenti, la cui rilevanza nelle importazioni mondiali è in forte ascesa – mantenendo gli alti standard di qualità che contraddistinguono il Made in Italy nel mondo senza però perdere di vista le imposizioni di un mercato globale come quello odierno: contenimento dei costi, filiere complete ed efficienti, flessibilità produttiva. Progetto realizzato con il contributo della Regione Veneto, L. 08/03, Bando 2009


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Ultimo aggiornamento: 12/12/2017

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